Le riforme di scuola ed università

28 10 2008

I Governi Berlusconi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni in Italia hanno sempre avuto la tentazione di privatizzare il sistema scolastico nazionale. Lamentando un’egemonia culturale comunista nelle scuole e l’impossibilità di garantire un’istruzione plurale alle famiglie, i vari Ministeri avviarono negli anni delle misure o avanzarono delle proposte stravaganti laddove non contraddittorie: vi fu da una parte la richiesta di finanziamento delle scuole private e, dall’altra, quella di sottoporre a censura i testi scolastici. Come al solito, quando il nostro Presidente del Consiglio parla, pochi lo prendono sul serio. Tanto, si sa, porta a termine una cosa ogni ventimila. Ma anche una ogni ventimila può fare danni enormi.

Al Dl 137/2008 “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università” si aggiunge il documento di programmazione economica 133/2008, che inserisce, quasi si trattasse di uno spostamento di 1000 euro da un capitolo di bilancio ad un altro, la trasformazione delle Università in fondazioni, introducendo un meccanismo di privatizzazione che potrebbe avere delle conseguenze enormi nei prossimi anni.

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25, 26 e 31 ottobre

25 10 2008

Periferica 08, dopo gli appuntamenti di Cervignano, prosegue a San Canzian d’Isonzo con una rassegna di film dedicata al tema della migrazione.

sabato 25.10.2008 - San Canzian d’Isonzo – Centro Civico ore 21.00

FILO DI LUCE
Italia – 2004 – 56′
Raman è una bambina di dieci anni, indiana, di religione Sikh, arrivata in Italia quando ne aveva quattro al seguito di sua madre. Non ricorda nulla del Punjab, la terra d’origine del padre, emigrato in Pianura Padana sei anni prima della moglie, per lavorare come mungitore in cascina là dove una volta vivevano i contadini italiani ormai estinti. Raman è felice di vivere in campagna perché, come lei dice, le piacciono i “paesaggi silenziosi”. Racconta, però, che dopo una vacanza in Punjab, dove aveva ripreso contatto con la terra del padre, è ritornata in Italia piena di domande… dando avvio ad un confronto tra la sua terra di origine e quella che la ospita e sente sua. Si reca, quindi, dal guru del tempio sikh di Vescovato in provincia di Cremona per cercare qualche risposta a tali quesiti. Dai racconti del guru emergono principi di rispetto per le altre culture, per le altre religioni e per la biodiversità della natura. La bambina scopre così, che già in precedenza, da sola, aveva fatto propri quei pensieri, senza saperlo, nell’ascolto silenzioso del paesaggio sonoro della campagna, come lei dice “quando le macchine si fermano”, sullo sfondo del fiume Po e della campagna tra Cremona e Reggio Emilia.

GLI ERRORI BELLI
Italia Canada – 2007 – 37′
Partendo dai motivi che hanno spinto alcuni figli e nipoti d’emigranti italiani a studiare la lingua dei loro genitori e non, all’età di 20 se non di 40 anni, ecco che con foto e filmati di famiglia, si raccontano e si ricordano i viaggi romantici o roccamboleschi dei loro genitori dal sud Italia al Canada. Nella seconda parte del film, ci si addentra con tali studenti in alcuni rioni italiani di Montréal ed Ottawa, parlando con anziani e bambini, commentando l’affresco su Mussolini nella chiesa della Petite Italie, parlando della politica in Italia, scoprendo che sul paese d’origine si sa così poco. Sullo sfondo c’è il campionato del mondo. Nel film si effettua un parallelo tra gli errori (di questi studenti a scuola d’italiano) ed l’errare (l’emigrazione dei loro padri) : fu un errore o no emigrare? Come gli immigranti di una volta immaginavano il Canada? I loro discendenti sono portatori di quali valori sulla famiglia e la sessualità? Come lo studio della lingua italiana gli aiuta a rafforzare la propria identità d’Italo – canadesi nel mosaico etnico del Canada? Sono pronti a sposarsi con dei canadesi di altre etnie ? Sono stati vittime di pregiudizi durante la loro infanzia ? Il film si tinge di momenti divertenti e commuoventi (in particolare l’incontro con dei vecchi emigranti e con una classe elementare di bambini italo-canadesi). Gli errori belli è una frase pronunciata da una delle insegnanti mentre commenta degli scritti dei propri studenti. Il film si arricchisce d’immagini d’archivio anni ‘60 e ‘70 della TV italo-quebechese Teledomenica, immagini rare appena scoperte e restaurate da un’équipe guidata da Paul Tana (il più importante regista italo-canadese), di cui Princigalli ha fatto parte. Tale scoperta e recupero sono raccontati nel documentario di Paul Tana “Ricordati di noi”, montato da Giovanni Princigalli. “Gli errori belli” e “Ricordati di noi”, faranno parte di una piccola rassegna itinerante sull’emigrazione italiana in Canada assieme al documentario di Gianfranco Mingozzi “ Note su una minoranza” del 1964. In « gli errori belli » si mostrano anche alcuni estratti divertenti e siginificati di “Café Italie” di Paul Tana, documentario manifesto degli anni ’80 sull’emigrazione italiana a Montreal. Per le musiche non originali sono state utilizzati dei tradizionali del sud Italia, come la toccante « L’America » dei salentini Officina Zoé. Invece le musiche originali sono composte dallo stesso Princigalli.

domenica 26.10.2008 – San Canzian d’Isonzo – Centro Civico ore 21.00

DE L’AUTRE COTE’ – DALL’ALTRA PARTE
Francia – Messico – 2002 – 99′ SOTT.ITALIANO
Interviste e immagini di grande intensità delineano il tragico confine tra Messico e Stati Uniti: la storia di gente povera che rischia ogni giorno la vita per superare una linea nel deserto e scappare verso un posto di lavoro, un po’ di soldi e un’esistenza da clandestino nel sogno americano fatto di ostilità e razzismi. Chantal Akerman lascia spazio con autentico pudore ai desideri e alle lacrime di un popolo costretto dalla miseria a giocarsi la vita per un lavoro in nero in un paese straniero.
Primo premio Human Rights Film Festival Bologna

venerdi’ 31.10.2008 – San Canzian d’Isonzo – Centro Civico ore 21.00
TRA GENOVA E FEZ. UNA FAMIGLIA IN VIAGGIO
Italia – 2002 – 49′
Dai vicoli della Medina di Fez ai vicoli di Genova: quattro fratelli raccontano il loro processo di integrazione in Italia. Figli di uno dei primi immigrati marocchini che negli anni ’70, ignaro di distanze e costi di un paese sconosciuto, spese tutti i suoi risparmi per pagare un taxi che lo portasse da Roma a Genova. Ma la storia di Lahcen Khay è destinata a rappresentare anche il coronamento di un sogno che accomuna tutti gli emigranti: negli anni trascorsi a Genova è riuscito ad aprire un’attività commerciale e a crearsi una famiglia, così che alla fine degli anni ’90 ha deciso di ritornare nel suo paese da uomo “ricco”. A Fez, in Marocco, Lahcen apre il Cafè Genova, simbolo di un sentimento nostalgico e di un attaccamento alla realtà italiana. Lahsen racconta infatti le difficoltà del ritorno e il suo spaesamento: dopo 30 anni in Italia, a Fez si è dovuto creare un’altra nuova vita. Ma è nella sua terra d’origine che vuole trascorrere la vecchiaia. A Genova continuano a vivere i suoi figli, ormai integrati e convinti di voler restare in Italia (“un luogo, non solo dove lavorare ma anche dove vivere”). Quattro fratelli che sentono in maniera molto diversa l’equilibrio tra volontà di conservazione delle tradizioni e desiderio di integrazione: un commerciante “dal carattere genovese” che studia architettura, un macellaio con una figlia che lo rimprovera se parla “marocchino”, un assistente dell’ARCI all’ufficio immigrazione che aiuta i nuovi arrivati, e l’unica figlia donna che ricorda ancora con molta fatica il processo di integrazione e sente molto la mancanza del padre. L’aspetto più interessante del documentario è sicuramente il racconto delle emozioni provate da Lahcen al suo ritorno. Peccato che la parte girata in Marocco sia troppo breve per soddisfare le tante curiosità che gravitano intorno a questa realtà sconosciuta dei migranti che decidono di ritornare nel proprio paese.

FOKU
Italia – 2005 – 18′

Il fuoco. Energia che distrugge e ricrea, che compone passato e presente, la lontana e frenetica attività di migliaia di operai e la lotta per la sopravvivenza di Jon, Titti, Sandu e Miki. La storia si svolge in una vecchia acciaieria dismessa , emblema del passato industriale di un intero paese, dove intere generazioni di lavoratori conservano il ricordo di un’occupazione gravosa e irrevocabile. Le immagini di quello che la Falk è stata in passato vivono attraverso gli occhi del custode che lega a quei capannoni i ricordi del suo lavoro, di quello di suo padre e di moltissimi amici e colleghi.“Un’enorme area dismessa, un insieme di capannoni e palazzine che, fino a pochi decenni fa, ospitavano una delle maggiori realtà della siderurgia in Europa. Oggi quell’area è il rifugio, la casa e il posto di lavoro di chi ha una realtà spesso complicata da vivere. Realtà invisibili e spesso inimmaginabili per chi vive oltre il muro di cinta […]. Credo nella possibilità di rendere una testimonianza di queste storie diverse, nella preoccupazione che la totale demolizione dell’area – da riconvertire in un grande centro polifunzionale – le cancelli per sempre”.(C. Bozzatello)

periferica.wordpress.com

ARCI Comitato Territoriale Bassa Friulana e Isontino
ARCI Circolo E. Curiel San Canzian d’Isonzo
ARCI Circolo di Cervignano del Friuli

col contributo della
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

col patrocinio di
Comune di Cervignano
Comune di San Canzian d’Isonzo





23 10 2008

L’idea è partita dalla costatazione che noi, in Friuli Venezia Giulia, siamo periferia. Lontani dai centri decisionali e di potere, al confine dell’Italia, tranquilli, ricchi, un po’ annoiati. Ai margini. Come tante altre regioni d’Europa sconosciute o dimenticate.
Ma i margini non sono solo geografici: c’è una marginalità anche sociale, economica. Periferia sono ad esempio tanti dei nostri nuovi immigrati, economicamente sfruttati ma esclusi dalla vita civile, anche se si tratta di una realtà in continua e complessa evoluzione. Marginali sono le aree industriali che una volta trainavano la crescita del paese, e oggi sono abbandonate, in crisi, incerte sul proprio futuro.

La parola periferia può essere declinata all’infinito: in questa prima edizione di Periferica, abbiamo iniziato ad esplorarne alcuni significati.
La rassegna, finanziata dalla Regione Friuli Venezia Giulia ed organizzata dall’Arci Comitato Territoriale Bassa Friulana ed Isontino, è iniziata con la mostra fotografica Migranti. Lillo Rizzo ha documentato per anni l’arrivo degli immigrati a Lampedusa; per dieci giorni il Centro Civico di Cervignano ha esposto i suoi scatti più belli.

Il Cineforum è stato ricchissimo di appuntamenti: i documentari La nostra città, sull’immigrazione a Trieste; Il mio paese, sul declino e le nuove promesse dell’Italia industriale e post-industriale; Il tuffo della rondine, viaggio a Mostar anni dopo la guerra dell’ex chitarrista dei CCCP-CSI-PGR Massimo Zamboni; la serie in sei episodi Confini d’Europa
Con lo scrittore bosniaco Bozidar Stanisic, che ha presentato il suo ultimo libro, Il cane alato, abbiamo discusso i temi dell’accoglienza, del ruolo della cultura nella difesa dei valori, e della dignità umana. Fabio Passador, appassionato di America Latina e curioso delle sue esperienze di democrazia partecipativa, ha presentato Orizzonti argentini: immagini e racconti di un viaggio.
La rassegna cervignanese si è conclusa con lo spettacolo del Teatrino del Rifo, Soldatini pieni di piombo. Due soli attori, niente constumi nè effetti speciali: solo la voce e le parole per raccontare senza retorica il dramma dei bambini soldato nelle guerre africane, tra indifferenza occidentale e sensazionalismo mediatico.
Nei prossimi giorni, chiuso il capitolo cervignanese, esploreremo di nuovo i temi dell’immigrazione e del declino industriale con un’altra rassegna cinematografica a San Canzian d’Isonzo. Verranno proiettati i film Filo di luce, Gli errori belli, De l’autre cote,Tra Genova e Fez, Foku.
Periferia non era solo l’argomento della rassegna: era anche la sua collocazione geografica. Periferia nella periferia, Cervignano è una cittadina di circa tredicimila abitanti nella bassa friulana. Non è abituata a partecipare ad eventi culturali, nè se li aspetta. Portare qui scrittori, attori, proiettare film poco conosciuti, è una sfida, ma vale molto di più che farlo a Roma o a Milano. Non è stato sempre facile vincere la diffidenza delle persone, ma le sale piene con cui abbiamo aperto e chiuso la rassegna sono state per noi la conferma che i piccoli centri hanno bisogno di idee nuove, di spunti e anche di provocazioni. Sognamo che la nostra Periferia smetta di essere ricca, spaventata e sonnolenta, e diventi un laboratorio di idee e incontri. Con Periferica crediamo di aver dato un nostro importante contributo.








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