Contro la barbarie del “pacchetto sicurezza”

8 02 2009

immagine-2ll DDL 733, meglio noto come “Pacchetto sicurezza”, è stato approvato dal Senato. Esso contiene norme che, se confermate alla Camera, introdurranno nel nostro ordinamento giuridico gravi lesioni ai più elementari diritti costituzionali, andranno a rendere ancora più difficile la condizione dei migranti (tasse altissime per le regolarizzazioni) e, con il riconoscimento delle ronde, incentiveranno pratiche di “autogiustizia” o di delazione. Accanto a tali pericolose disposizioni ve ne sono altre (come il registro nazionale dei senza fissa dimora o il controllo dei Comuni sulle condizioni degli alloggi prima dell’iscrizione anagrafica per tutte le persone) che faranno “scoppiare” gli uffici degli Enti Locali e renderanno oppressiva la pubblica amministrazione verso i cittadini.

Uno degli articoli più discussi riguarda la possibilità, per gli operatori sanitari, di denunciare il clandestino che vada a farsi visitare in una struttura medica. Togliere il divieto espresso di non segnalazione equivale ad esercitare una pressione sul personale medico e sanitario affinché vengano denunciati gli irregolari che si recano nelle strutture sanitarie. L’attuale divieto di segnalazione risponde a principi deontologici della professione sanitaria e ha l’obiettivo di evitare che, per paura, migranti irregolari non si rechino nelle strutture ospedaliere, tutelandone il diritto alla salute. Se il disegno di legge passerà alla camera, la nuova normativa genererà un grave rischio per la salute di tutte e tutti: le malattie infettive non conoscono barriere amministrative. Questa norma sconcerta prima di tutto gli operatori sanitari (anche in questa Regione si moltiplicano appelli di singoli e ordini professionali per respingere questa disposizione) e richiede la mobilitazione di tutta la società civile per impedirne l’approvazione definitiva, rischiando di far fare all’Italia un salto indietro e di cancellare un principio di civiltà da tutti riconosciuto.

Si tratta, di fatto, di norme contrarie ai più elementari principi umanitari, alle regole della convivenza civile, che vorrebbero porre un freno all’immigrazione ma che sono inefficaci in tal senso e creeranno paura, discriminazione e tensione, rendendo tutte e tutti noi più insicuri. In questo Paese ci si continua a preoccupare di accanirsi sui più deboli, privandoli via via di ogni diritto elementare, senza mai proporre un’alternativa, un piano o qualsiasi iniziativa che possa contribuire a risolvere i problemi sociali.

Come associazioni sociali e culturali operanti nella realtà cervignanese, esprimiamo il nostro disappunto per questa iniziativa del Governo che, se approvata, dimostrerebbe una totale mancanza di rispetto per la vita umana e per i diritti fondamentali di ogni persona e che, nel tentativo di colpire un presunto nemico, andrebbe a ledere anche gli interessi dei cittadini che si vanta di rappresentare. Invitiamo tutti i cittadini a manifestare la propria contrarietà a questa norma stupida, cieca e discriminatoria.

Per sottoscrivere questo appello vi invitiamo a lasciare un commento.





Come un uomo sulla terra

2 12 2008

Andrea Segre, già regista de “La Mal’erba” ed “A sud di Lampedusa”, è stato ospite, a Monfalcone, di Sguardo Meticcio, la rassegna Monfalconese sulla letteratura migrante.
Ha presentato il suo ultimo lavoro: “Come un uomo sulla terra”. E abbiamo scoperto di essere corresponsabili di una tragedia umana con ben pochi precedenti.

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Stupro, tratta di esseri umani, sequestro di persona. Per questi reati andrebbe inquisito il governo libico del dittatore Muammar Gheddafi. Un Paese, la Libia, che agli inizi degli anni ‘90 aveva aperto le proprie frontiere interne a tutti gli africani, per apparire come potenza regionale ed “ideologica”. Poi arriva la richiesta di Silvio Berlusconi (ma non recusata da Prodi) di impedire agli immigrati africani di raggiungere il territorio italiano. In un accordo bilaterale, quindi, il nostro Governo richiede ad una dittatura di arrestare l’immigrazione attraverso il Mediterraneo. Per permettere ai Libici di attendere agli impegni presi, il Governo italiano regala alcuni furgoni, pick-up e molti soldi. La Libia smaltirà, per conto nostro, gli immigrati.
“Proiettando il documentario “A sud di Lampedusa” ho incontrato delle persone con molte esperienze da raccontare”, spiega Segre, “e così è iniziato il percorso che mi ha portato a questo nuovo lavoro”.
Il film raccoglie le testimonianze di molti immigrati, oggi in Italia, che dall’Africa subsahariana, attraverso il Sudan, arrivarono in Libia per raggiungere l’Europa. Ed in Libia, per loro, è iniziato l’inferno.
Sentir parlare di stupri in terza persona è una cosa, ascoltaredue ragazze di ventitre e ventiquattro raccontare la propria esperienza è tutt’altro. Pestaggi, torture, lunghe detenzioni e lavori forzati. L’accusa? Aver scelto, ad un certo momento della loro vita, di emigrare dalle loro terre d’origine. Caricati in containers che ricordano i carri bestiame in cui venivano rinchiusi coloro che venivano trasportati nei campi di concentramento nazisti. Con la differenza che, questa volta, l’assegno lo stacca il Governo italiano. Mentre noi cittadini giriamo la testa dall’atra parte, facendo finta di non vedere.

info: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com








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